Molti ETF puntano sulla sostenibilità. Le regole UE e la metodologia degli indici sottostanti aiutano a interpretare queste informazioni.
Il regolamento sull'informativa (SFDR)
Il regolamento (UE) 2019/2088 relativo all'informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (SFDR) si applica dal 10 marzo 2021. Norme tecniche di regolamentazione integrative (regolamento delegato (UE) 2022/1288) con modelli standard si applicano dal 1° gennaio 2023. L'SFDR è una regola di trasparenza: stabilisce cosa i fornitori devono pubblicare sulla sostenibilità, non quanto un fondo debba essere sostenibile.
| Categoria | Descrizione |
|---|---|
| Articolo 6 | Tutti i fondi: informativa su come si tiene conto dei rischi di sostenibilità o sul perché non siano rilevanti. |
| Articolo 8 | Fondi che promuovono caratteristiche ambientali o sociali; le imprese partecipate devono rispettare prassi di buona governance. |
| Articolo 9 | Fondi che hanno come obiettivo investimenti sostenibili. |
Nel linguaggio comune i fondi articolo 8 sono detti «verde chiaro» e quelli articolo 9 «verde scuro». Non sono termini ufficiali.
Cosa non è la classificazione
- Non è un marchio di qualità: è il fornitore stesso a classificare il fondo. I requisiti all'interno dell'articolo 8 vanno da poche esclusioni a regole di selezione rigorose.
- Non è definitiva: in passato alcuni fornitori hanno riclassificato fondi, ad esempio dall'articolo 9 all'articolo 8, quando sono state chiarite questioni interpretative.
- Non dice nulla sui rendimenti: se i fondi sostenibili rendano di più o di meno del mercato nel lungo periodo è dibattuto nella ricerca.
L'SFDR è in fase di revisione a livello UE; si applica la versione in vigore. L'ESMA ha inoltre pubblicato orientamenti sui nomi dei fondi che usano termini ESG o legati alla sostenibilità, che prevedono tra l'altro quote minime ed esclusioni.
Tipi di indici ESG per gli ETF
Negli ETF è l'indice a determinare quali società sono incluse. Varianti comuni:
- ESG Screened / ESG Enhanced: determinati settori o società vengono esclusi dall'indice di partenza (ad es. armi controverse, carbone termico, tabacco). La composizione resta di solito molto simile all'indice di partenza.
- SRI / best-in-class: in ogni settore vengono incluse solo le società con i migliori rating ESG, spesso con esclusioni più severe. Il numero di titoli diminuisce e lo scostamento dal mercato aumenta.
- EU Climate Transition Benchmark (CTB) e Paris-aligned Benchmark (PAB): indici climatici UE ai sensi del regolamento sugli indici di riferimento. Gli standard minimi (regolamento delegato (UE) 2020/1818) richiedono tra l'altro un'intensità di gas serra inferiore di almeno il 30 % (CTB) o il 50 % (PAB) rispetto all'universo investibile e una decarbonizzazione annua di almeno il 7 %; gli indici PAB escludono inoltre le società con determinate quote di ricavi da combustibili fossili.
I rating ESG di fornitori diversi spesso concordano solo in parte. La stessa società può ottenere un buon giudizio da uno e uno medio da un altro.
Cosa verificare in un ETF sostenibile
- Leggere la metodologia dell'indice: quali esclusioni, con quali soglie di ricavi, e quali rating guidano la selezione?
- Controllare le posizioni: le principali mostrano se il fondo corrisponde alle proprie aspettative.
- Leggere l'informativa precontrattuale (allegato SFDR): caratteristiche, quote di investimenti sostenibili e indicatori considerati.
- Valutare lo scostamento dal mercato: la ripartizione per settori e paesi può differire molto dall'indice di partenza.
- Confrontare i costi: le varianti ESG non hanno sempre lo stesso TER dell'indice standard.
Su indexfonds.eu al momento non mostriamo punteggi ESG, perché non disponiamo di dati con fonte e data verificabili. Fanno fede le informazioni dei fornitori di fondi e indici.